Pro.Vocazione Live accoglie Alida Airaghi con Non dire falsa testimonianza, da Decalogo. Omaggio a Krzysztof Kieślowski (Ignazio Pappalardo Editore, 2025). Prosegue così il dialogo della rivista con autrici affermate, oltre che esordienti, attraverso una poesia che interroga la distanza fra i principi dichiarati e la responsabilità verso gli altri. Nel suo saggio dedicato alla raccolta, pubblicato su Poesia del nostro tempo, Rossana Levati sottolinea l’attenzione di Airaghi per l’infanzia esposta alle contraddizioni degli adulti: una chiave utile anche per questi versi. È soprattutto nel rapporto fra cura e potere che riconosciamo una tangenza con le questioni del femminismo contemporaneo di cui ci occupiamo su Pro.Vocazione attraverso le voci delle nostre autrici. Il soccorso, qui, può trasformarsi in un debito, costringendo chi lo riceve al «quotidiano inferno / della riconoscenza»; la rispettabilità può proteggere chi ha mancato una promessa. Quale spazio rimane alla parola di chi ha subito un torto? Airaghi mette in discussione l’autorità delle istituzioni che stabiliscono il vero e il giusto. «Non sempre la giustizia è giusta»: un verso che richiama alla necessità di ascoltare le esperienze concrete, soprattutto quando disturbano le certezze di chi giudica.
VIII. Non dire falsa testimonianza
di
Alida Airaghi
Le azioni innocenti non prevedono scelte
difficili. L’anziana docente fa jogging
nel bosco, saluta il vicino di casa, sistema
dei fiori nel vaso, raddrizza alla parete
un quadro storto. Ha gesti gentili gratuiti,
la sua vita di oggi non fa torto a nessuno.
Ma tenere una bimba per mano
o lasciarla da sola per strada, fare
o non fare promesse avvolgenti,
confidare o tacere la colpa ripulita?
Un caso lontano nel tempo, a lungo
meditato, a stento confessato,
si appanna nel ricordo indulgente.
L’intruso piombato nell’aula ubriaco
interrompe la lezione. L’agile atleta
esibisce sul prato acrobazie, e stupisce
incupisce disturba i maldestri passanti.
In cucina il fornello non si accende,
nel parcheggio la macchina ingolfata
fatica a partire. Intralci, attriti, avarie
rinnegano trionfanti l’armonia
stabilita, deludono chi attende
un preordinato uso della vita.
Io sono il Dio verace, l’unico giusto.
Voi state saldi sulle vie che ho segnato
per giungere alla casa del Signore.
Non profanate il Verbo con parole
fallaci, non cedete a ingannevoli
lusinghe. Serbate il sigillo del segreto,
preferite il silenzio alla bugia.
La verità vi rende santi e liberi,
sarà per voi corazza contro il male.
Il falso testimone non resterà impunito,
chi diffonde menzogne perirà.
Destinato a salvare, il generoso
non avrà gratitudine da colui
che ha salvato. Gli basti il pregio
del soccorso offerto al vinto,
allo sconfitto. Lui applaudito
magnanimo, l’altro costretto
al quotidiano inferno
della riconoscenza. Eterno
ingrato, sebbene consapevole
dell’altrui merito, due volte
tradito da condanna e riscatto,
si sentirà colpevole di vivere.
Non sempre la giustizia è giusta.
Non sempre i tribunali assolvono
o condannano secondo morale.
Chi giura, spergiura sapendo
di barare. Cos’è la verità, se non
opinione accettata da tutti,
poi spersa in proclami togati,
in procure, questure, cattedrali:
che il male perdura nel bene,
e viceversa.
